L’Arcivescovo Nolé battezza tre neonati immigrati

Ha amministrato il battesimo a tre neonati, Chris, Iba e Alvin, figli di mamme migranti, sopraggiunte da alcuni mesi, a seguito degli sbarchi sulle nostre coste, l’Arcivescovo di Cosenza mons. Francesco Nolè. La cerimonia si è stata officiata all’interno della Casa San Francesco, opera di carità dei Frati Cappuccini di Calabria. “Queste mamme – recita una nota – accolte nella Casa, arricchite dall’amicizia e dalla premura di operatori e volontari, hanno potuto affrontare la gravidanza, certe di tutta l’assistenza ed il sostegno, che si è reso ancor più sensibile per le particolari problematiche sanitarie manifestatesi”. Il parto per tutte è avvenuto presso l’Ospedale Civile di Cosenza. “Una di loro si è ricongiunta con il papà del bambino, ora anch’egli presente a Casa S. Francesco. Le altre due giovani neo-mamme, prive di validi riferimenti affettivi e familiari, resteranno da sole a fronte dei bisogni della nuove vite da loro generate”. Le mamme saranno ospitate nei nuovi locali della casa famiglia inaugurati nei giorni scorsi all’interno del convento cappuccino del Santissimo Crocifisso. Continua a leggere

Annunci

L’arcivescovo di Cosenza incontra circa 200 giovani e li invita a occuparsi dei poveri

Discorso integrale dell’arcivescovo di Cosenza agli studenti dell’UniCal in occasione della giornata dei poveri

di S.E. Mons. Francesco Nolè

Continua a leggere

Natuzza beata, il caso al vaglio di medici e teologi

Il biblista don Serafino Parisi, l’esperto di morale don Nicola Rotundo, l’ermeneuta del linguaggio monsignor Gaetano Currà, lo storico monsignor Filippo Ramondino e il medico Vincenzo Valente. I primi quattro docenti dell’Istituto teologico calabro San Pio X di Catanzaro, l’ultimo per anni medico condotto della comunità di Paravati e della stessa mistica. Salvo sorprese dell’ultima ora, saranno queste le personalità chiamate dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Luigi Renzo a far parte della commissione di teologi chiamata a studiare i fenomeni di Natuzza Evolo e ad aprire le indagini diocesane per la sua causa di beatificazione.
Nello specifico, a valutare se i carismi in possesso dell’umile donna calabrese, morta nel giorno di Ognissanti del 2009, rientrino in un principio di straordinarietà e non siano in contraddizione con la dottrina e la morale della Chiesa. L’intenzione di dar vita ad un organismo collegiale ad hoc era stata annunciata a sorpresa dal presule miletese lo scorso 1 novembre, dal sagrato della chiesa della “Villa della Gioia” ancora in attesa di consacrazione, in occasione dell’anniversario della morte di “Mamma Natuzza”. Continua a leggere

Un canto a Pier Giorgio Frassati direttamente dalla Calabria

“Verso l’Alto”. Si chiama così il brano inedito che ripercorre la vita e la spiritualità del Beato Pier Giorgio Frassati, di don Mario Ciardullo, sacerdote dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano. “Attraverso le sonorità pop/rock, vicine alle nuove generazioni – spiega una nota – il brano ripercorre la quotidianità del ‘giovane delle otto beatitudini’ mettendo in risalto l’irresistibile voglia di vivere, l’amore per Gesù, l’aspirazione alla santità, la centralità della carità, ma anche la passione per la montagna, lo sport e l’irrefrenabile gioia con gli amici!”. Il video di “Verso l’Alto”, realizzato da Le Officine Fotografiche con la regia di Veronica Longo, è stato girato nella diocesi calabrese e ha visto il coinvolgimento di numerosi ragazzi.

 

Il video, alla vigilia del Sinodo giovani, “vuole raggiungere tutti i ragazzi”, prosegue la nota. Continua a leggere

Natuzza beata, il vescovo è favorevole

Si temeva che le polemiche tra diocesi e fondazione avessero spento l’entusiasmo attorno a Natuzza Evolo. E invece per celebrare il 93esimo anniversario della nascita della mistica con le stimmate ne sono arrivati tre mila a Paravati. A Novembre – ha annunciato il presule – spero di potervi dare buone notizie sulla causa di beatificazione. “Siamo sulla buona strada per la causa di beatificazione. Spero di potervi dare la buona notizia a novembre” Un messaggio di speranza quello che il vescovo di Mileto Nicotera e Tropea Mons. Luigi Renzo dal sagrato della villa della gioia ha rivolto ai devoti di mamma Natuzza. Per Natuzza – ha detto il presule – dobbiamo essere pronti ad ogni sacrificio”. Alla celebrazione eucaristica numerosi sacerdoti tra cui padre Michele Cordiano e don Francesco Sicari, i due religiosi che nei giorni scorsi, su richiesta del vescovo si sono dimessi dal cda della fondazione. Una presenza, la loro, che sembra testimoniare una ritrovata intesa tra diocesi e fondazione. A tal proposito il presidente Marcello Colloca ha annunciato che domani venerdì 25 agosto, alle 10 ci sarà un nuovo incontro. “L’obiettivo – ha detto – è quello di trovare un accordo che sia confacente al Vescovo”. Continua a leggere

L’arcivescovo di Reggio Mons. Morosini, maggiore serietà e dignità alla Cresima

È un invito a trattare la Cresima “con maggiore serietà e dignità” quello rivolto ai cresimandi dall’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, nella lettera “Tu chi dici che io sia?”. “Non si accede ad esso – scrive – come se dovessimo andare al bar a prendere una tazzina di caffè, perché siamo stati investiti all’improvviso del compito di essere padrini”. “La Cresima – spiega – va chiesta quando ci si sente pronti a scegliere e a decidere di perfezionare il proprio cammino di fede al fine di essere sorretti dal dono dello Spirito, come ha promesso Gesù”. Da qui l’augurio “di vivere questo percorso di preparazione al sacramento come un cammino alla riscoperta di Gesù e del suo Vangelo”. La “tua comunità parrocchiale, con la proposta di una preparazione alla Cresima, ti offre l’occasione – scrive mons. Morosini – perché tu possa rivedere lo stato della tua fede, sulla base di ciò che essa veramente è, cioè l’incontro con Gesù di Nazaret, con l’esempio della sua vita, con il suo Vangelo”. Questo richiede anche “una partecipazione attiva alla vita della comunità, soprattutto alla sua azione di carità”. Rispetto alla scelta di ricevere la Cresima, l’arcivescovo invita ad andare oltre la prassi individuando le motivazioni “vere di tale richiesta, motivazioni che abbiano una relazione con la vita”. Non si può essere cristiani “per tradizione”, ammonisce. Mons. Morosini ritorna sul tema della scelta del padrino, figura che deve riacquistare “il significato strettamente religioso delle origini, legato alla testimonianza della fede”. Il padrino “non è il ‘compare’, cioè l’amico che vuoi gratificare o la persona alla quale tu o la tua famiglia si vuole legare”. “Nella nostra cultura del sud – rileva l’arcivescovo – il padrino è diventato ormai solo il compare; tradizione, che in tanti casi sta alla base dei rapporti mafiosi tra le famiglie. Altro che persona che deve avere una vita conforme alla fede per accompagnare nella fedeltà al Vangelo”. “Perciò – suggerisce Morosini – se non l’hai ancora scelto fallo con giudizio” scegliendo “persone moralmente a posto e che siano credenti e praticanti”.

San Rocco in Calabria

San Rocco a Palmi (RC)

Si festeggia oggi San Rocco, pellegrino e taumaturgo, uno dei Santi più venerati dalla Chiesa Cattolica il cui culto è particolarmente diffuso in Calabria.
Nato a Montpellier (Francia) tra il 1346 e il 1350 e morto a Voghera il 16 agosto 1376, patrono di numerose città e paesi da Nord a Sud dell’Italia, San Rocco fa parte a pieno titolo del patrimonio cultural-popolare della nostra regione fin dal Medio Evo, quando nel mondo contadino tutti iniziarono ad invocarlo perché proteggesse sia gli animali che gli esseri umani dalla peste, da ogni malattia grave e dai terremoti.
Non si hanno molte notizie certe sulla vita del Santo: si sa che nacque da una famiglia ricca ed era devoto alla Vergine Maria ma presto, morti i genitori, lasciò gli studi universitari e ogni suo avere per mettersi in cammino e aiutare i poveri.
Il pellegrinaggio lo portò in Italia, investita in quel periodo dal flagello della peste e San Rocco, appena ventenne, curava sia i malati che le loro famiglie. Possiamo dire che fu il primo grande volontario della storia, modello di solidarietà umana e di carità cristiana, e toccò probabilmente varie città: Acquapendente, Cesena, Rimini, Roma (dove fu presentato al papa), Treviso, Novara e infine, in quello che doveva essere il suo viaggio di ritorno in Francia, a Voghera.
Qui, malmesso e con la barba incolta, fu carcerato perché riluttante a dare le proprie generalità e morì all’età di 32 anni.
Dalle poche fonti storiche nulla si sa della presenza di San Rocco nel Sud dell’Italia, ma la sua fama di taumaturgo evidentemente era così grande che giunse fino a qui, dove scatenò la fantasia della fede popolare, dando vita a decine e decine di leggende, riti e canti a lui dedicati. L’iconografia ufficiale lo dipinge in genere con un mantello e un bastone, (che rappresenta il pellegrinaggio), accompagnato da un cane (l’amore per gli animali) che secondo la leggenda rubava il pane al suo padrone per portarlo a San Rocco prigioniero.
Il culto di San Rocco, il giovane biondo che compariva all’improvviso per aiutare le persone semplici nei momenti di maggiore difficoltà, è tuttora praticato e diffuso in Calabria: a Catanzaro, Palmi, a Scilla e tanti altri paesi grandi e piccoli.
Particolare e unica nel suo genere è la festa di San Rocco che si svolge a Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) ben tre volte l’anno: il 27 gennaio, in ricordo del miracolo della sudorazione della statua, che si verificò nel 1852; il 16 agosto, data liturgica del santo, e l’ultima domenica di agosto. I festeggiamenti seguono il consueto calendario con novena, preghiere e messe ma la particolarità della festa di San Rocco di Gioiosa Jonica è il ballo votivo, che accompagna la processione dell’ultima domenica di agosto. Nella città addobbata a festa il sabato precedente accorrono devoti da tutta la regione a fare «’a nuttata», la veglia di preghiera presso il Santuario, e poi partecipare alla processione per invocare o ringraziare San Rocco. Il Santo esce dal Santuario per proseguire fino alla Chiesa Madre per la messa solenne delle 11, procede verso il centro e poi si avvia per il suo rientro al Santuario sempre accompagnato dal ballo votivo dei fedeli, scandito per tutto il tempo (almeno 6 ore) dal ritmo serrato dei «tamburinari» che accompagnano la processione insieme ai suonatori di organetti, tamburelli, zampogne e pipite. I suonatori battono sempre più forte in un ritmo ossessivo, il santo viene trasportato da una parte all’altra della piazza, fino alla soglia della chiesa e poi di nuovo fra la gente che lo invoca. Tra grida e lacrime, infine il Santo ritorna finalmente al Santuario nella sua nicchia, in attesa della prossima processione.

Annamaria Persico