Amantea eretta a diocesi

“Amantea scelta fra le sedi titolari di diocesi il cui titolopotrà essere assegnato”.
Una notizia bella per la Calabria e per la diocesi di Cosenza-Bisignano. A darla l’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, mons. Francesco Nolè, e ripresa in prima pagina nell’edizione di domani del settimanale diocesano “Parola di Vita” diretto da don Enzo Gabrieli. Il nome latino assegnato alla nuova diocesi sarà Mantheanensis.  “A scanso di equivoci, è beneprecisare – spiega don Gabrieli – che il Santo Padre ha eretto a Diocesi Amantea il cui solo titolo verrà utilizzato per l’elezione dei Vescovi, non sarà una diocesi territoriale dove verrà inviato un Vescovo”. Le parrocchie e i fedeli resteranno, quindi, nell’attuale diocesi. “È una bella notizia perché si recupera la storia di una antica sede – dice mons. Nolè – di una antica estorica città, che, oggi, ricade nel territorio dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano e che sarà assegnata a un Vescovo eletto dal Papa per quella che si chiama ‘provvista di Chiesa’ o fra quelli che generalmente svolgono servizidiplomatici, sono vescovi ausiliario impegnati in servizi della Santa Sede, per esempio i Nunzi Apostolici. Vogliamo ringraziareil Santo Padre per questo”. La notizia lo stesso arcivescovo la comunicherà ufficialmente durante una celebrazione, ad Amantea, il prossimo 25 febbraio, a conclusione della Missione popolare dei Frati Minimi. Amantea (che fu diocesi dal V sec. al 1094) continua o viene nuovamente eretta (per antichità, prestigio e storia) per essere assegnata a un vescovo al quale però non si conferisce alcuna giurisdizione sul territorio che una volta era della sede. Sarà, quindi, assegnata, ad un Vescovo eletto dal Papa per quella che si chiama “provvista di Chiesa” o fra quelli che generalmente svolgono servizi diplomatici, sono vescovi ausiliari o impegnati in servizi della Santa Sede, ad esempio i Nunzi Apostolici.

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Il procuratore nazionale a Reggio: sulla mafia la politica prenda esempio dalla Chiesa

La politica può e deve fare di più.Marco Minniti arriva a Reggio da ministro dell’Interno per l’inaugurazione dell’anno giudiziario con un messaggio pesantissimo per partiti e candidati. «Sappiamo – ha detto – che le mafie votano e fanno votare. È importante che dalla politica arrivi chiaro segnale di rottura: quei voti non li vogliamo. La politica non può limitarsi, su questo terreno, a seguire quello che la magistratura ha già fatto. È troppo poco». Parole chiare, dure, al pari di quelle del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che ha voluto essere presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto di cui è parte quella Dda che fino a poco tempo fa ha guidato. Continua a leggere

Donazione di sangue, l’appello dell’arcivescovo Morosini

Nella mattinata di ieri l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Giuseppe Fiorini Morosini, ha inviato un messaggio a tutti i parroci della diocesi affinché sensibilizzino i fedeli alla pratica della donazione del sangue. «Quello che stiamo vivendo è un periodo tra i più delicati per le donazioni di sangue – ha affermato il presule all’inizio della sua missiva – sono pochi coloro che decidono di compiere questo gesto di straordinaria solidarietà mentre aumentano le esigenze.
Le associazioni e il centro trasfusionale sono sempre stati in prima linea e i reggini, mostratisi sempre sensibili nei confronti di questo gesto caritativo in favore di chi soffre, si sono sempre contraddistinti per la solidarietà e il servizio nei confronti di chi si trova ad aver bisogno di sangue e plasma». Oggi l’esigenza aumenta e rischia di trasformarsi in vera emergenza. Le scorte si sono ridotte ai minimi storici mentre le necessità, purtroppo non possono attendere.
Proprio per voler sottolineare l’urgenza e la chiamata alla concretezza del suo appello, l’arcivescovo ha chiesto all’Avis e all’Adspem Fidas di effettuare una raccolta straordinaria nel giorno della processione del Quadro della Madonna della Consolazione, il 26 novembre. Durante l’ultima domenica di permanenza nella Cattedrale della venerata effigie della patrona di Reggio, le autoemoteche di Avis e Adspem Fidas stazioneranno in Piazza Duomo per la raccolta del sangue. Ma ogni giorno è utile per contribuire a questa causa, anche presso le sedi dell’azienda sanitaria predisposte alla donazione del sangue.
Pertanto l’arcivescovo decide di rivolgere «un invito a tutti, ma soprattutto a voi fedeli: diventate donatori, perché possiate sperimentare la bellezza del gesto della donazione oppure, se già donatori, rinnovate ancora una volta la vostra disponibilità, soprattutto in questo periodo delicato».  La solidarietà e la carità nei confronti dei bisognosi è la forma più alta dell’Amore evangelico. Nel corso della storia il gesto caritativo si è trasformato in base anche alle esigenze della società e del cambiamento radicale dei bisogni. «Anche la donazione, infatti – prosegue il presule – rappresenta un gesto caritativo, uno tra i più alti e generosi che si possa esprimere nei confronti di chi soffre».
L’invito che si rivolge, pertanto, «è quello di rendersi disponibili a fronteggiare l’emergenza in qualsiasi maniera: donando in prima persona, sensibilizzando al gesto amici e parenti che non l’abbiano ancora sperimentato o semplicemente parlandone con i conoscenti. Ogni singola donazione di sangue potrebbe salvare una vita. Non esimiamoci dalla carità». AvvenirediCalabria.it 

Droga, le scuole “interrogano” l’arcivescovo di Cosenza

“Ho preso la droga: vuol dire che ho sbagliato tutto nella vita?”. “A cosa servono questi incontri?”. Le domande degli allievi di alcune scuole cosentine all’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francesco Nolè, aprono il dialogo sul tema “Per una cultura della vita: prevenzione alle dipendenze da alcool e droga”, tenutosi questa mattina all’Istituto industriale. “Un ragazzo che riconosce di aver sbagliato è già sulla strada giusta – ha osservato mons. Nolè -. La scuola è una palestra dove formarsi anche a riconoscere gli errori da non commettere e a crescere”. “Perché ci sono i drogati?”, l’altra domanda. “Perché qualcuno ci fa credere che la felicità sia un momento e non una conquista. È un cammino verso la libertà”, la risposta. Per il presule, “chi è dipendente non può mai amare, non conosce la felicità, ma solo i surrogati di essa”. L’appello per i giovani: “Abbiate fiducia nella vostra famiglia, fidatevi di quanto vi dicono sui rischi delle dipendenze. Essi sono abilitati a intervenire nelle vostre vite perché vi amano. È quando un genitore si arrende che è finita la speranza”. Continua a leggere

Papa Francesco riconosce le virtù eroiche di mons. Castrillo

COSENZA – Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce le virtù eroiche del Servo di Dio Agostino Ernesto Castrillo, Vescovo di San Marco Argentano-Bisignano, dell’Ordine dei Frati Minori. Castrillo nacque a Pietravairano, in provincia di Caserta, il 18 febbraio 1904 ed è morto a San marco Argentano, in provincia di Cosenza, da vescovo della diocesi di San Marco-Scalea il 16 ottobre 1955. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale solo due anni prima e quasi contemporaneamente contrasse un tumore polmonare molto grave che lo costrinse a letto per circa 13 mesi prima di morire. La causa della sua beatificazione ha concluso l’iter diocesano il 21 febbraio 1999.

Natuzza. Il vescovo: “Non vogliamo appropriarci del patrimonio della Fondazione”

“Regolamentare i rapporti tra la Fondazione ‘Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime’ e la diocesi”. Questo era l’intento del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, che aveva chiesto di modificare un articolo dello Statuto della Fondazione: “La parte pastorale – spiega il presule – spetta alla diocesi e, quindi, all’ordinario del luogo, mentre la proprietà, tra le quali la chiesa appena costruita e non ancora consacrata, resta alla Fondazione”. Tutto ciò si legge nel decreto diffuso oggi integralmente dal presule, “allo scopo esclusivo di tutelare e salvaguardare l’ecclesialità dell’opera e della spiritualità di Natuzza Evolo”, che ha voluto la costituzione della Fondazione. Continua a leggere

La corruzione è una bestemmia. Parola di Papa Francesco

La corruzione come “bestemmia” e “cancro che logora le nostre vite” da combattere tutti insieme, “persone di tutte le fedi e non credenti”, perché “siamo fiocchi di neve, ma se ci uniamo possiamo diventare una valanga“. L’appello di papa Francesco per la lotta “alla peggiore piaga sociale” arriva dalle pagine del libro Corrosione, scritto dal cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.
“Dobbiamo parlare di corruzione, denunciarne i mali, capirla, mostrare la volontà di affermare la misericordia sulla grettezza, la curiosità e creatività sulla stanchezza rassegnata, la bellezza sul nulla”, è il monito di Bergoglio. La prefazione, anticipata dal Corriere della Sera, è un attacco a tutto campo alla corruzione, definita dal papa come l’espressione della “forma generale della vita disordinata dell’uomo decaduto” che ricorda un cuore “rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione e manda cattivo odore”.
Scrive il pontefice: “La corruzione rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda la società: la coesistenza fra persone e la vocazione a svilupparla”, perché sostituisce “il bene comune con un interesse particolare che contamina ogni prospettiva generale”.
La corruzione, continua papa Francesco, è all’origine dello “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”, “del degrado e del mancato sviluppo” e del “traffico di persone e di armi”. E anche dell’incuria, dell’assenza di servizi alle persone. Non a caso, accusa nella lunga prefazione al libro di Turkson edito da Rizzoli, è il linguaggio più comune delle mafie che si alimentano di questo “processo di morte”.
E’ necessaria “profonda questione culturale“, soprattutto in un momento in cui – prosegue Bergoglio – “molti non riescono a immaginare il futuro“: “Ne va della presenza della speranza nel mondo, senza la quale la vita perde quel senso di ricerca e possibilità di miglioramento che la rende tale”.
Poi si interroga sul perché “un peccatore può chiedere perdono” e invece il corrotto non lo fa mai: “Non ha la necessità di andare oltre, di cercare piste al di là di se stesso: è stanco ma sazio, pieno di sé”, è la conclusione del papa. Infine, uno sguardo dentro la Chiesa, che “non deve avere paura di purificare se stessa ricercando assiduamente la strada per migliorarsi”.