Natuzza beata, il caso al vaglio di medici e teologi

Il biblista don Serafino Parisi, l’esperto di morale don Nicola Rotundo, l’ermeneuta del linguaggio monsignor Gaetano Currà, lo storico monsignor Filippo Ramondino e il medico Vincenzo Valente. I primi quattro docenti dell’Istituto teologico calabro San Pio X di Catanzaro, l’ultimo per anni medico condotto della comunità di Paravati e della stessa mistica. Salvo sorprese dell’ultima ora, saranno queste le personalità chiamate dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Luigi Renzo a far parte della commissione di teologi chiamata a studiare i fenomeni di Natuzza Evolo e ad aprire le indagini diocesane per la sua causa di beatificazione.
Nello specifico, a valutare se i carismi in possesso dell’umile donna calabrese, morta nel giorno di Ognissanti del 2009, rientrino in un principio di straordinarietà e non siano in contraddizione con la dottrina e la morale della Chiesa. L’intenzione di dar vita ad un organismo collegiale ad hoc era stata annunciata a sorpresa dal presule miletese lo scorso 1 novembre, dal sagrato della chiesa della “Villa della Gioia” ancora in attesa di consacrazione, in occasione dell’anniversario della morte di “Mamma Natuzza”. Continua a leggere

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La Consolatrice anche a Catanzaro

In spirito di profonda comunione di fede con la Basilica Santuario della Beata Vergine Maria Madre della Consolazione di Reggio Calabria, anche a Catanzaro sono stati inaugurati, nella “Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia”, i sette sabati di preghiera in onore della Madre Consolatrice, Compatrona della provincia monastica dei Frati Cappuccini della Calabria.
Era il 16 luglio del 1929 quando Padre Rosario da Rionero in Vulture, Commissario Provinciale dei Cappuccini, indirizzava alle fraternità la circolare con le disposizioni del Superiore che richiamavano il decreto generalizio firmato l’11 settembre del 1928. Nel decreto si dichiarava la Beata Vergine Maria Madre della Consolazione di Reggio Calabria patrona della provincia monastica, dando delle disposizioni canoniche da osservare nelle varie comunità guidate dai Cappuccini.
Ogni chiesa doveva esporre l’immagine della Madre della Consolazione per la pratica di preghiera dei “sette sabati” sino alla festa, celebrando la solennità con la liturgia propria dall’Arcidiocesi Reggina, che prevedeva anche la Benedizione Papale per le terziarie presenti, concessa dalla Santa Sede il 7 giugno del 1882.
Una pratica religiosa che anche a Catanzaro sta registrando tanta attenzione da parte dei fedeli, che stanno percorrendo l’itinerario spirituale mariano proposto dai Frati Cappuccini. Al mattino, alle ore 9.30 viene celebrata la Santa Messa con la “preghiera sabatina”. A seguire nel pomeriggio, alle ore 16.30, l’esposizione del Santissimo Sacramento con la celebrazione del vespro; alle 17.00  il Santo Rosario meditato con le intenzioni della Chiesa locale e universale. La preghiera si conclude alle 18.00 con la solenne concelebrazione eucaristica, la “preghiera sabatina” e il canto alla Vergine.
“Anche a Catanzaro – afferma con gioia Padre Giuseppe Sinopoli – abbiamo iniziato il 29 luglio scorso i sette sabati in onore
della Madonna della Consolazione. La preghiera eucaristica e mariana apre orizzonti di grazia e d’amore, che rendono le giornate più luminose e serene. Dopo aver benedetto la venerata immagine e celebrato i santi misteri, abbiamo rivolto a Lei, con filiale fervore, la preghiera del primo Sabato, ponendo la nostra persona e quelle a noi care sotto il suo manto materno, sicuri delle sue carezze e tenerezze”.
Grande attesa, quindi, per la solennità che sarà celebrata il 12 settembre prossimo rispettando sempre gli stessi orari di ogni sabato. gs

Il popolo di Natuzza scende in piazza

MILETO – Erano presenti in migliaia (almeno in cinquemila per come riferito dagli organizzatori) alla fiaccolata organizzata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, ente ispirato nella sua costituzione dalla mistica di Paravati Natuzza Evolo deceduta il primo novembre 2009, relativamente alla revoca dell’autorizzazione a professare il culto religioso al suo interno da parte del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea Luigi Renzo. Una fiaccolata silenziosa che, partita da piazza Giovanni Paolo II antistante la Basilica Cattedrale di Mileto, ha raggiunto i cancelli della Villa della Gioia (il complesso architettonico in corso di costruzione a Paravati) dove i devoti di Natuzza Evolo si sono riuniti in preghiera utilizzando come traccia guida una registrazione della mistica. «Siamo qui – hanno ricordato gli organizzatori durante la fiaccolata – per accogliere l’invito della Madonna che a Natuzza ha detto: Fate Cenacoli di preghiera. Cosa significa fare Cenacoli? – si chiedono i promotori dell’iniziativa – Pregare insieme e soprattutto come insegnava mamma Natuzza “non fare mormorazioni”». La decisione di revocare l’approvazione dello Statuto originario della Fondazione, nata come ente di culto e quindi soggetta all’approvazione da parte dell’ordinario diocesano, nasce dall’esito di una assemblea dei soci dell’ente che ha bocciato le richieste di modifica dello Statuto avanzate dal vescovo e sostenute anche dalla gerarchia ecclesiastica della Santa Sede dopo quella riunione in cui anche il presidente, don Pasquale Barone, e il tesoriere, padre Michele Cordiano, hanno votato no alle modifiche il vescovo ha chiesto ai sacerdoti facenti parte del Consiglio di Amministrazione di dimettersi dall’ente entro il 31 luglio, cosa che è avvenuta, per poi emanare il primo agosto il decreto di revoca. Da quel momento, in un turbinio di polemiche e di interpretazioni variegate dell’accaduto, la Fondazione ha cessato di essere un ente di culto e, pertanto, non ha più potuto organizzare manifestazioni religiose al proprio interno. Negli scorsi giorni il presidente facente funzioni, Marcello Colloca, ha avviato una procedura tesa a riaprire il dialogo con la diocesi e tentare di superare questo momento di crisi con l’obiettivo ultimo di ripristinare la collaborazione tra la sesta figlia di Natuzza Evolo (così la mistica definiva la Fondazione) e il vescovo Luigi Renzo che, è bene ricordarlo, ha iniziato a chiedere la riforma dello statuto già da almeno un paio d’anni. Nel frattempo, alcuni devoti di Natuzza hanno voluto organizzare la fiaccolato svoltasi nella notta delle stelle, il dieci agosto, in una atmosfera a tratti tesa tra i sostenitori delle ragioni della Fondazioni e chi sostiene invece le ragioni del vescovo. All’appuntamento hanno preso parte «fedeli giunti da ogni parte della Calabria (Reggio, Catanzaro, Crotone, Cosenza, nonché dai paesi del vibonese), dalla Campania e dalla Puglia» che hanno voluto «elevare a Dio e alla Madonna, con fede sincera una supplica, una richiesta di grazia, proprio sull’esempio della mistica che ha sempre ripetuto: “Io ho avuto sempre fiducia in Gesù e nella Madonna”. Dio guarda i cuori che sono mossi da buone intenzioni e con questo spirito le migliaia di persone presenti, con sincera umiltà, hanno elevato al Cielo una preghiera per ottenere la grazia che la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime torni ad essere un luogo di rifugio, di preghiera, per ristorare lo spirito e il corpo». I fedeli, al di là degli aspetti giuridici e di diritto canonico della questione, auspicano che la Fondazione «torni finalmente quel posto dove tutti hanno incontrato Dio e Maria nelle diverse attività di fede e di carità finora intraprese. La manifestazione, che ha visto anche la presenza di qualche sacerdote, è stata abbracciata spiritualmente – proseguono gli organizzatori – da tante e tante persone dalle loro località che simbolicamente hanno acceso un cero riunendosi in preghiera. Momenti del genere si sono verificati negli Stati Uniti e in Libano a Damour dove un padre missionario ha coinvolto la propria comunità per unirsi alla preghiera silenziosa sviluppatesi lungo il percorso che dalla Cattedrale è giunto fino ai cancelli della Villa della Gioia a Paravati». Gli organizzatori della fiaccolata hanno inteso ringraziare «tutte le Forze dell’Ordine che hanno contribuito alla riuscita dell’evento: la Questura, il capitano dei carabinieri di Vibo Valentia Piermarco Borettaz, la stazione dei carabinieri di Mileto nella persona del suo vice comandante, il comando Vigili Urbani del Comune di Mileto nella persona del suo Capitano Domenico Ferrara. Gli organizzatori, con i loro 205 volontari, hanno collaborato con le Forze dell’Ordine affinché – hanno concluso – tutto si svolgesse nel massimo ordine e sicurezza». (Il Quotidiano del Sud)

Il vescovo Oliva a Stilo per l’Assunta

Grande attesa a Stilo per la “notte dell’Assunta”. Si terrà il 14 agosto, alle 23.00, la celebrazione dinanzi il piazzale della Cattolica di Stilo da parte del vescovo di Locri Mons. Oliva. La Cattolica è un tempietto greco-bizantino la cui costruzione risale al X secolo. La Cattolica fu la prima e più importante parrocchia della Universitas di Stilo e tale rimase sino al 1600 circa. Fino alla prima metà del secolo scorso, nella Cattolica veniva celebrata la Festa dell’Assunta ed ora, da qualche tempo, alcuni riti in occasione di particolari ricorrenze, come per la Pasqua ortodossa officiata dai monaci greci.
E’ poggiata alle pendici del Monte Consolino; le facciate della chiesetta, che ha forma più o meno quadrata con il lato di circa sette metri di lunghezza, sono ricoperte da fasce di mattoni di argilla di colore rosso, interlineati nelle giunture da malta. A sinistra della porta d’ingresso, e proprio alla estremità della parete frontale, si può notare un incavo, lasciato come è stato trovato, già nel 1914, che probabilmente era una tomba, dato pure che, il Vicario perpetuo che reggeva la Cattolica, esigeva l’jus sepulturae in detta Chiesa ma, lo ricordiamo, anche in tutto il territorio sotto il Regio Demanio e facente parte quindi dell’universitas.
Sovrastano la Chiesa cinque cupole di forma cilindrica rivestite da mattonelle disposte a rombo e spezzate al centro da mattoni simili, posti a “dente di sega”, che permettono di rompere la freddezza della sottostante massa cubica. Il tetto e le cupole sono ricoperte da tegole di colore giallo rossastro mentre è da notare che un tempo le cupole erano ricoperte da lamine di piombo. Sono pure scomparsi i gradini marmorei della porta d’ingresso, ricavati da resti di colonne classiche o della stessa età della Chiesa.
In ciascuna delle due cupole anteriori, poste leggermente più in basso rispetto alle posteriori, si aprono due piccole finestre monofore; sulle posteriori se ne apre una sola. La cupola centrale, di diametro più lungo e situata più in alto di quelle perimetrali, ha quattro piccole finestre con due aperture (bifore) divise da grezze colonnine. A destra della chiesa, per chi vi entra, le absidi, che poggiano su di una base murale in pietra; a sinistra, un muro ben delineato, quasi a protezione del tempio. La porta d’ingresso è sormontata da una architrave in legno, poggiante negli stipiti della stessa. Sopra l’architrave un arco a tutto sesto incorniciato da dentellature di mattoni in cotto. Direttamente su di un mattone dello stipite di sinistra figura un’iscrizione incisa a lettere greche (forse il nome di uno dei costruttori o l’indicazione di un’indizione). All’interno, dal pavimento a quadretti di creta rossa, s’innalzano quattro colonne, due in cipollino, una in lunense e una in granito, che sorreggono le volte del soffitto; dividono l’interno in nove quadrati uguali, escluso l’incavo delle tre absidi.
Sul fusto della prima colonna a destra, si trova scavata una croce, attorniata da una scritta in greco e che tradotta, fa: “ Dio il Signore apparve a noi “, versetto tratto dal salmo che celebra l’Epifania o l’Apparizione. Le rimanenti tre colonne hanno ciascuna forma differente: la prima a sinistra (sul fusto della quale risultano tracce incise di iscrizioni a lettere arabe), si regge su un capitello corinzio rovesciato, mentre quella più avanti poggia su un capitello dorico. Si pensa che queste quattro colonne provengano da antichi e diversi monumenti esistenti un tempo nel territorio della Kaulonite e portate nella dimora odierna, secondo una curiosa leggenda, da “quattro giovani donne del luogo, che durante l’erta ascesa del monte filavano tranquille, cantando, senza avvertire, quasi, il loro gravissimo pondo”. Delle tre absidi (prothesys, bema e diakonikon), situate a levante della chiesa, la centrale riceveva il piccolo altare. Di fronte alla porta d’ingresso, sulla parete a settentrione, si nota una larga apertura, forse anche questa un’antica tomba o più probabilmente l’antico accesso dei monaci che abitavano le grotte eremitiche esistenti su tutto il costone del monte, alle spalle della chiesetta. Di eccezionale valore sono gli affreschi che la Cattolica conserva. Certo era Paolo Orsi, l’archeologo trentino, quando affermava, in seguito alle sue sapienti indagini sul campo, che “la chiesetta alla sua origine fu coperta di un intonaco generale con parziale decorazione, limitata alle absidi, di grandi immagini di santi; ma non ebbe una vasta complessa ed organica decorazione, limitata invece, in origine a pochi pannelli, ai quali altri se ne aggiunsero nei successivi tempi.
A distanza di oltre mezzo secolo da queste conclusioni, a conferma della validità di quanto affermato dal noto archeologo, ha dato buoni frutti nel campo della scoperta, l’ottimo restauro ultimato nel 1981. Nel corso dei secoli, quindi, è risultato tra l’altro che sui muri del tempietto sono stati sovrapposti ben cinque strati di affreschi, caratteristici delle diverse epoche ma che dimostrano tutti alto valore artistico.
La parete di ponente mostra un’immagine della Vergine assisa in trono e avvolta in un ampio mantello azzurro ornato da gigli. Più a sinistra di questo, risulta leggiadra la figura dell’Angelo dell’Annunciazione, affresco parzialmente ricostruito nella parte del viso e delle ali. Completamente riportata alla luce l’icona raffigurante una “Dormitio Virginis” del XIV o XV secolo, e che trovasi al centro della stessa parete. Ma è sulle absidi che si conservano i migliori affreschi. Sul pilastro del muro dell’abside centrale vi è raffigurato un Santo, forse S. Nicola; sul lato sinistro della stessa abside, si mostra una severa immagine di S. Basilio, dalla lunga barba, vestito da paramenti pontificali; ed ecco, sul lato di destra, la figura più ricca di tutto il tempio: S. Giovanni Crisostomo. Con lo sguardo stupefatto, ha il collo cinto da una sciarpa quadrigliata con grandi croci nere ed è coperto da un lungo camice bianco. La suggestiva effige di S. Giovanni il Precursore adorna l’absidetta di Mezzogiorno. Avvolto in un largo manto regge nella mano sinistra un libro decorato e chiuso da fermagli, mentre con la destra benedice. Nell’abside di settentrione è raffigurata l’immagine di una Santa, dal viso bianco, con la fronte cinta da un diadema regale, avvolta in una tunica rossa ricoperta da un manto bianco.
Su un’altra parte di intonaco, v’è pure affrescata una iscrizione a caratteri gotici probabilmente del 300. Infine, in corrispondenza dell’abside centrale, dalla voltina a botte appare la figura del Cristo, in mezzo a ornamenti rotondi con l’effigie degli Apostoli e ancora fra quattro serafini ad ali spiegate, che benedice mentre ascende in cielo.

Placanica, ecco i nuovi orari di fratel Cosimo

Si incremento i momenti di preghiera alla Madonna dello scoglio. L’organizzazione ha predisposto gli orari estivi.

Mercoledì e Sabato-Ore 12:00 Preghiera dell’ Angelus, Esposizione del Santissimo Sacramento;

Dalle ore 15:30 Accoglienza;

 – Colloqui personali di Fratel Cosimo con le 100 persone prenotatesi telefonicamente;

 – Santo Rosario;

Dalle ore 19:00 Santa Messa;

– Preghiera d’intercessione di Fratel Cosimo;

– Breve processione Mariana;

– Benedizione Finale.

 Domenica

-Ore 10:00 Santo Rosario
-Ore 11:00 Santa messa
Fino al 18 Giugno:
Dalle ore 15:30 Santo Rosario, Santa Messa, breve processione Mariana,
preghiera di Fratel Cosimo a Nostra Signora dello Scoglio, benedizione finale;

Da domenica 18 Giugno:

Dalle ore 17:30 Santo Rosario, Santa Messa, breve processione Mariana,
preghiera di Fratel Cosimo a Nostra Signora dello Scoglio, benedizione finale.
 Lunedì – Martedì – Giovedì – Venerdì (Dal 1 Maggio al 31 Ottobre)
– ore 19:00 Preghiera del Santo Rosario presso lo Scoglio Benedetto della Vergine Santissima

Solo Il 1 Maggio ed il 31 Ottobre

– ore 18:00 Santo Rosario seguito dalla Santa Messa e dalla Fiaccolata Mariana.

 

Le clarisse di Rende celebrano Santa Chiara

Si celebrerà domani, solennità di Santa Chiara, alle 17,30 la celebrazione eucaristica al convento delle clarisse di Rende. A presiedere la liturgia padre Fabio Occhiuto, provinciale dei frati minori di Calabria. Il convento dove ha sede il monastero, con annessa la chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, fu fondato nel 1530, su richiesta della popolazione di Rende, per “realizzare – come dicono le cronache dell’epoca – le aspirazioni di un rinnovamento spirituale fra la popolazione”. È situato a sud del castello ed è stato definito “faro luminoso di cultura e di virtù”. L’imponente complesso conventuale è stato adattato a monastero per le suore contemplative, che vivono cioè in clausura, nella dedizione totale alla preghiera: sarà, dunque, un luogo dedicato alla preghiera e alla meditazione, aperto all’accoglienza di quanti sono desiderosi di un colloquio, di una “ricarica” spirituale. La presenza delle figlie di S. Chiara viene ad arricchire la componente contemplativa non solo nella Chiesa di Cosenza-Bisignano, ma in tutta la regione, costellata nel passato da centinaia di monasteri maschili e femminili. Anche i monasteri delle clarisse in Calabria erano piuttosto diffusi. Sin dalle origini della fondazione dell’Ordine ad opera di S. Chiara, discepola di San Francesco di Assisi, i monasteri sono sorti in gran numero nella nostra regione, sulla scia dei conventi francescani. Anche Rende, a suo tempo, ha avuto un monastero di suore Clarisse.

Tra due mesi la Calabria avrà un nuovo santo

C’è attesa per la canonizzazione del beato Angelo d’Acri. Già è partita la macchina organizzativa che vedrà la Calabria riunita a piazza San Pietro il prossimo 15 ottobre. Insieme al sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Angelo da Acri (al secolo: Luca Antonio Falcone), saranno canonizzati altri beati: Andrea de Soveral, Ambrogio Francesco Ferro, sacerdoti diocesani, Matteo Moreira, laico, e 27 compagni, martiri, Cristoforo, Antonio e Giovanni, adolescenti martiri, Faustino Míguez, sacerdote scolopio, fondatore dell’Istituto Calasanziano delle Figlie della Divina Continua a leggere