Nasce un presidio di Libera a Cassano

Quando una comunità si riunisce nella sua Cattedrale e col suo vescovo per dar vita a un presidio di legalità, quando accanto a loro si schierano le istituzioni, quando questo accade in una terra difficile come la Calabria dominata dall’illegalità della ’ndrangheta, davvero è una bella giornata. Siamo a Cassano allo Jonio, dove il 21 luglio 2014 papa Francesco pronunciò la scomunica contro le mafie, comune oggi sciolto per infiltrazione dei clan. Oggi nasce il presidio di Libera, intitolato a Fazio Cirolla, vittima innocente proprio di Cassano che «chiede ancora verità e giustizia, non vendetta – denuncia il vescovo, don Francesco Savino –. Ci deve essere una rivolta per accompagnare la dignità con cui i familiari hanno vissuto quella drammatica vicenda». E loro sono proprio qui, la moglie, i figli, la mamma.

Accolti e accompagnati da un lungo e caldo applauso. Davvero, come sottolinea il vescovo, «stasera stiamo scrivendo una bellissima pagina al plurale, ci mettiamo la faccia contro il potere mafioso che ci toglie il bene più importante, la libertà. È giunta l’ora della resilienza. Siamo noi. O crediamo nella legalità del noi, oppure sarà una legalità sterile ». Lui, per tutti don Francesco, assicura che «il vescovo c’è e ci sarà. Dobbiamo osare l’aurora nonostante la notte delle mafie ». Un invito che viene raccolto da tutti. In primo luogo dalle associazioni, scuole, scout dell’Agesci, che hanno dato vita al presidio. E poi in tutti gli interventi. Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone. «Dobbiamo lavorare insieme. Ognuno di voi si deve sentire chiamato in causa, contro l’omertà dei comportamenti, di chi dice che deve sempre fare qualcun altro».

È l’impegno anche del Commissario straordinario di governo antiusura e antiracket Paola Porzio. «Come istituzioni noi ci siamo, ma dobbiamo esserci tutti». Il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla ricorda. «Venti anni fa qui la gente si nascondeva quando sentiva le sirene. Oggi date un segnale forte. Qui c’è una parte sana. Cassano deve ribellarsi. Ribelliamoci tutti insieme». Ma, insiste Mario Muccio, uno dei commissari che guidano il comune, «occorre uscire dalla logica del piagni- steo e dell’autocommisserazione. Dobbiamo riappropriarci della nostra vita».

Anche perchè, denuncia don Ennio Stamile, responsabile regionale di Libera, «ci sono tanti che sanno e non parlano, e moralmente sono responsabili come i mafiosi ». Per questo, avverte il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, «non facciamo della legalità un idolo. È diventata la bandiera dietro la quale molti si nascondono. Invece la legalità è solo uno strumento per raggiungere la giustizia». Anche perchè, denuncia, «le mafie e la corruzione sono difficili da sconfiggere perchè non sono un avversario che combatte a viso aperto, sono parassiti». Poi due riferimenti all’attualità politica. «Non basta tenere il rosario e mandare bacetti alla Madonna se non c’è nei fatti una condanna netta di mafia e di ogni abuso ».

E ancora: «La nostra è una società debole che fanno credere forte, ma una società forte accoglie, non chiude i porti, riconosce le fragilità degli altri, che sono anche le nostre». Per questo, e qui torna il tema della serata, «dobbiamo unire le fragilità, insieme ci si aiuta, insieme si è il noi. È quello che stasera è accaduto, contro egoismo e solitudine. Sono tempi poveri di relazioni e dunque di speranza. Dobbiamo impegnarci per un nuovo umanesimo, per rimettere al centro le persone. Il Paese sta attraversando momenti difficili, bui, ma oggi a Cassano è nata una stella. Il segno di una speranza che si costruisce insieme».

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