Lamezia, l’arcivescovo di Reggio alla festa di San Francesco di Paola

LAMEZIA TERME (CATANZARO) – I fuochi di prima mattina annunciano che è festa. La banda musicale attraversa le vie cittadine in direzione del Santuario di San Francesco di Paola. Lì davanti si radunano le autorità civili, militari e religiose alla volta della Chiesa Matrice: in processione lo stendardo del Terz’Ordine dei Minimi, il gonfalone del Comune di Lamezia, quindi la chiave e il cero. E poi il commissario prefettizio Francesco Alecci, l’onorevole Domenico Furgiuele e le autorità militari.

Una chiesa Matrice stracolma di fedeli mentre fuori nuvole minacciose fanno temere per lo svolgimento dei vari appuntamenti della giornata dedicata a San Francesco di Paola.

A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica l’arcivescovo metropolita di Reggio-Bova mons. Giuseppe Morosini, il quale nel corso della sua omelia ha rivolto dei messaggi molto forti alla comunità. Ha esordito ricordando l’Ascensione con cui “Cristo conclude il mistero della sua incarnazione” e poi ha cercato di dare una definizione al concetto di santità come “impostazione di vita di una persona che guarda verso l’alto: gli uomini – ha evidenziato – non possono vivere una fede autentica se non hanno lo sguardo radicato nell’eternità. I santi sono diventati tali proprio in prospettiva dell’eternità”.

“Qui avete la reliquia del dito – ha proseguito mons. Morosini – pensando a questa visione dell’Ascensione che è come una mano che ci indica l’eternità, ho pensato proprio a questa reliquia che avete qui. San Francesco con quel dito ci indica la verso l’alto, ci suggerisce di tendere all’eternità se vogliamo diventare santi.

L’arcivescovo di Reggio non ha mancato di sottolineare come oggi “viviamo in una società violenta. Siamo incapaci di avere pace con noi stessi e ciò lo esterniamo innanzitutto nella famiglia: matrimoni che si sciolgono, bambini uccisi dai genitori, donne uccise dai mariti”.

Volgendo lo sguardo sulla città di Lamezia, Morosini lancia un monito molto forte e a tratti duro: “Oggi Lamezia non vive momenti di pace. I nostri giovani si stanno abituando a questo. Facciamo le feste, le comunioni e poi c’è il vuoto. Non servono i gesti rituali, i gesti esteriori. Ogni anno vedere alla festa i bambini vestiti di San Francesco è una trasmissione di fede certo, ma se limitiamo la fede solo a questo, non abbiamo concluso niente, resta solo il vuoto. Vi esorto a chiedere per i vostri figli la formazione religiosa dai 14 anni in poi, perchè quello è il momento più tragico per i ragazzi. Sento sempre dire ‘fatta comunione e cresima e ci siamo levati il pensiero’. Quale pensiero vi dovete togliere? A che serve se poi ai sacramenti non segue una formazione religiosa?”

“Trasmettere la fede – ancora il presule – significa dare il volto Cristiano alle persone che ci sono affidate”.

Poi il vescovo Minimo ha parlato del valore dell’ecologia: “Oggi è scomodo parlare di questo. L’Enciclica di Papa Francesco a riguardo è stata messa da parte. Ci lamentiamo della spazzatura che domina. E ce la prendiamo con le istituzioni. E noi? Facciamo il nostro dovere?”.

Avviandosi alla conclusione Padre Giuseppe (come è affettuosamente chiamato dai sambiasini) ha invitato tutti a seguire la direzione di quel “dito” con cui Francesco di Paola vuole ravvederci per avvicinarci quanto più possibile alla santità.

Nel corso della Santa Messa, concelebrata dai Padri Minimi Padre Giovanni Sposato, Padre Ivano Scalise, Padre Vincenzo Arzente e Padre Franco Russo, insieme con altri sacerdoti secolari della diocesi lametina, il commissario prefettizio Francesco Alecci ha letto la preghiera di affidamento a San Francesco e consegnato le chiavi della città al santo paolano, mentre una famiglia della parrocchia ha acceso il cero.

Nel pomeriggio, alle ore 18, la processione per le vie cittadine.

Candida Maione

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