Mondello: la parabola della vedova è l’icona di Calabria

L’immagine della donna nella parabola della vedova del giudice disonesto ”mi sembra possa diventare l’icona di quella Calabria onesta e di quella Italia pulita, che si trovano spesso dinanzi alle ingiustizie e ai ritardi di un mondo di poteri senza limiti e forse senza volto”. Lo ha detto l’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Vittorio Mondello, celebrando  la Santa Messa in Cattedrale nella giornata conclusiva della 46ma Settimana sociale della Chiesa cattolica.
”Il ricco, il potente -ha spiegato il vescovo- non ha bisogno di ripetere due volte le cose: trova subito chi gli da’ ascolto, anche perche’ un ritardo, una dimenticanza potrebbero costare cari a chi ascolta”. Invece la vedova ”e’ povera come la speranza, senza difesa come l’innocenza. Ma ha una forza che vince: la fede nella giustizia, al di la’ del giudice disonesto”.
L’omelia di mons. Mondello e’ incentrata sulle letture della domenica. Il presule ricorda la lettera di Paolo di Tarso che ”esorta Timoteo, e con lui ognuno dei credenti, ognuno dei Cattolici italiani di questa meravigliosa Settimana, ad annunciare la Parola, insistere, ammonire, rimproverare, esortare. Cioe’, testimoniare”.
Del testo dell’Esodo, mons. Mondello ha ripreso il concetto della lotta tra bene e male nella societa’, ”le pagine del perenne conflitto con il male che cambia volto, l’Amale’k di ogni pagina nuova della storia: e l’inesorabile certezza che ogni ostacolo al bene – al progresso, alla giustizia, alla legalita’, al cammino delle idee… – mentre deve essere combattuto dalla societa’ con i mezzi che le sono propri, appellandosi alla Costituzione e alla leggi della civile convivenza, trovera’ la sua sicura sconfitta solo se – in cima al colle del silenzio – gli oranti, che si alternano, avranno la forza di levare le mani nella gioia della perenne preghiera”.

LN

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