L’affruntata a Bagnara Calabra

A Scilla crolla il cornicione della Chiesa

A due settimane dal crollo di parti del cornicione della Chiesa Matrice, il parroco don Francesco Cuzzocrea, ha preso carta e penna per l’ennesima richiesta di aiuto, indirizzata al comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Reggio, ing. Marco Cavriani, sottolineando che l’intervento eseguito nell’immediatezza del crollo «è stato solo parziale e il pericolo maggiore, per il quale si era richiesto l’intervento dei vigili, è rimasto ed è costituito dai cornicioni lato est dell’edificio, sulla via Chianalea». Se da un lato don Cuzzocrea sta cercando di coinvolgere Provincia e Regione per reperire fondi e iniziare i lavori di ristrutturazione che si aggirano intorno a 90 mila euro; dall’altro il pericolo di un crollo è sempre in agguato e preoccupa il parroco, che teme per l’incolumità non solo dei parrocchiani ma anche dei passanti.
Don Cuzzocrea sottolinea che «la Chiesa Matrice è la prima parrocchia in Calabria dove si svolge l’Adorazione Eucaristica Perpetua». E gli adoratori nelle veglie notturne si servono dell’ingresso laterale posto sulla via Chianalea. L’Adorazione si svolge nella chiesa dal novembre del 2006, istituita dal parroco di allora don Bruno Verduci. Data la situazione, don Cuzzocrea rimane preoccupato e di conseguenza chiede al comandante provinciale dei Vigili del fuoco «di predisporre doverosa verifica e provvedere alla rimozione delle condizioni di pericolo con ogni mezzo». Ma non si limita solo a questo, il parroco scillese, e chiede «un urgente sopralluogo tecnico concordato con il Comune di Scilla, interessato da possibili e inevitabili implicazioni sulla via Chianalea». Continua a leggere…

P. Ernesto Monteleone, storia di un eremita di Calabria

REGGIO CALABRIA – Nei boschi della Calabria vive uno degli ultimi eremiti d’Italia. E’ un uomo dall’aria mite, con una bella faccia tonda, pochi capelli in testa e una grande barba bianca. Veste un saio anch’esso bianco e vive da solo. Una volta era parroco, lo e’ stato per 25 anni in vari paesi della locride, ma nel suo cuore andava maturando il desiderio di stare da solo e dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Cosi’ nel 1995 Padre Ernesto Monteleone ha scelto l’antico monastero di San Nicodemo, sull’ altopiano della Limina, territorio di Mammola, a un centinaio di km da Reggio Calabria, per cominciare la sua seconda vita. Il religioso conduce una vita molto spartana.

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A Cerva (CZ) la Chiesa presa di mira dalla criminalità

Hanno prima provato a dare fuoco al portone della chiesa, poi a quello di un’abitazione privata. E’ accaduto nella serata di ieri a Cerva, un piccolo centro della Presila Catanzarese. I malviventi hanno utilizzato del liquido infiammabile e delle tavolette di accendi fuoco.Solo per un caso fortuito le fiamme non si sono propagate all’ ingresso della chiesa Santa Maria Immacolata, mentre il portone di un’ abitazione poco distante e’ stato danneggiato dal fuoco. Il parroco della cittadina ha presentato regolare denuncia ai carabinieri della stazione di Sersale, che hanno avviato le indagini insieme ai colleghi della Compagnia di Sellia Marina.Nessun dubbio sulla matrice dolosa e sui collegamenti tra i due episodi, anche per via del “modus operandi” e del materiale rinvenuto. Per questo, i militari dell’Arma hanno intensificato l’attivita’ investigativa che avrebbe individuato una pista ben precisa. “E’ necessario infatti – hanno fatto notare gli inquirenti – dare subito una risposta alle esigenze di sicurezza della piccola comunita’, turbata da questi due episodi gravi”.

Mondello: la parabola della vedova è l’icona di Calabria

L’immagine della donna nella parabola della vedova del giudice disonesto ”mi sembra possa diventare l’icona di quella Calabria onesta e di quella Italia pulita, che si trovano spesso dinanzi alle ingiustizie e ai ritardi di un mondo di poteri senza limiti e forse senza volto”. Lo ha detto l’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Vittorio Mondello, celebrando  la Santa Messa in Cattedrale nella giornata conclusiva della 46ma Settimana sociale della Chiesa cattolica.
”Il ricco, il potente -ha spiegato il vescovo- non ha bisogno di ripetere due volte le cose: trova subito chi gli da’ ascolto, anche perche’ un ritardo, una dimenticanza potrebbero costare cari a chi ascolta”. Invece la vedova ”e’ povera come la speranza, senza difesa come l’innocenza. Ma ha una forza che vince: la fede nella giustizia, al di la’ del giudice disonesto”.
L’omelia di mons. Mondello e’ incentrata sulle letture della domenica. Il presule ricorda la lettera di Paolo di Tarso che ”esorta Timoteo, e con lui ognuno dei credenti, ognuno dei Cattolici italiani di questa meravigliosa Settimana, ad annunciare la Parola, insistere, ammonire, rimproverare, esortare. Cioe’, testimoniare”.
Del testo dell’Esodo, mons. Mondello ha ripreso il concetto della lotta tra bene e male nella societa’, ”le pagine del perenne conflitto con il male che cambia volto, l’Amale’k di ogni pagina nuova della storia: e l’inesorabile certezza che ogni ostacolo al bene – al progresso, alla giustizia, alla legalita’, al cammino delle idee… – mentre deve essere combattuto dalla societa’ con i mezzi che le sono propri, appellandosi alla Costituzione e alla leggi della civile convivenza, trovera’ la sua sicura sconfitta solo se – in cima al colle del silenzio – gli oranti, che si alternano, avranno la forza di levare le mani nella gioia della perenne preghiera”.

LN

Ecco il programma del VI Cammino di Fraternità a Bagnara

Settimana sociale live: Nessuna parola vera resta senza frutto

Sono oltre 1200 i delegati giunti a Reggio Calabria, dove ieri sono iniziati i lavori della 46/a Settimana sociale, appuntamento dei cattolici italiani che si svolge a tre anni di distanza dal precedente. Dopo l’intervento introduttivo del presidente del Comitato organizzatore, mons. Arrigo Miglio, ha parlato il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Angelo Bagnasco. Importante è stato il messaggio del Papa, Benedetto XVI, inviato presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco che ha aperto i lavori, nel quale si guarda ad «una nuova generazione di cattolici impegnati in politica» che non deve «suonare come una parola di disistima o peggio per tutti coloro, e non sono pochi, che si dedicano con serietà, competenza e sacrificio alla politica diretta, forma alta e necessaria di servire gli altri».
«A loro – ha aggiunto – rinnoviamo con rispetto l’invito a trovarsi come cristiani nella grazia della preghiera, a non scoraggiarsi mai, a non aver timore di apparire voci isolate». «Nessuna parola vera resta senza frutto», ha sottolineato Bagnasco, sottolineando però che i vescovi «nello stesso tempo» auspicano anche che «generazioni nuove e giovani si preparino con una vita spirituale forte e una prassi coerente, con una conoscenza intelligente e organica della Dottrina sociale della Chiesa e del Magistero del Papa, con il confronto e il sostegno della comunità cristiana, con un paziente e tenace approccio alle diverse articolazioni amministrative». Continua a leggere…

Bagnasco: Non siamo un pronto soccorso sociale

Reggio Calabria, 14 ott. (Apcom) - La Chiesa ha la coscienza “di non dover essere un’agenzia di pronto soccorso, e che la sua presenza non può essere ridotta alle innumerevoli attività di carattere sociale che, in realtà, sono i segni della carità evangelica. “Se l’apprezzamento per questi doverosi servizi è vasto e proviene da ambienti diversi, non è questa la missione primaria della Chiesa”: lo afferma il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel discorso d’apertura della settimana sociale di Reggio Calabria. La Chiesa “è inviata ad annunciare la speranza, il Signore Gesù, Colui che salva l’uomo dal male più grave, il peccato, e dalla povertà più triste, quella della mancanza di Dio”. “Il Vangelo non solo genera solidarietà, cosa facile da ammettere, ma ha anche qualcosa di proprio e di originale da dire per interpretare la storia e costruire una città più umana”, ha detto Bagnasco. “Aspettarsi che i cattolici si limitino al servizio della carità perché questa è un fronte che raccoglie consensi e facili intese, chiedendo invece l’afasia convinta o tattica su altri versanti ritenuti divisivi e quindi inopportuni, significherebbe tradire il Vangelo e quindi Dio e l’uomo”.

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